Hatha Yoga

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L'Hatha yoga è la più antica forma di yoga e, nel tempo, ha dato alla luce moltissime altre discipline. In Occidente, quasi tutti gli stili praticati derivano dall'Hatha Yoga classico.

 

L'Hatha Yoga insegna a dominare l'energia cosmica presente nell'uomo, manifesta come respiro, e quindi a conseguire il controllo della mente, irrequieta per sua natura. 

Chi ne segue le regole non è più un uomo "comune" ma diventa un Siddha, cioè un uomo "perfetto" con uno straordinario potere: il dominio degli elementi.

Tradizionalmente, l'Hatha yoga offriva una filosofia di vita totale, incorporando il modo in cui ci relazioniamo con l'esperienza esterna e interna come un percorso verso la pace interiore. 

 

Le origini di questa disciplina possono essere fatte risalire fino all'epica sanscrita (induismo) e al canone pali (buddismo), fino a toccare i confini dell'India e del Nepal. Gli antichi Hatha yogi vivevano come rinuncianti, impegnandosi nelle discipline dell'Hatha yoga come mezzo di auto-sperimentazione e auto-realizzazione. Concetti indù come la reincarnazione ed il karma erano al centro del loro pensiero.

 

In termini moderni, l'Hatha yoga è stato associato ad una pratica fisica, mentale e spirituale, lenta, intensa, con posture molto più statiche rispetto ad altri stili.

Il termine Hatha deriva dal sanscrito ed è composto da due sillabe:

  • Ha = che significa Sole, simbolo dell'energia maschile che sfocia nel canale energetico destro del nostro corpo (Pingala) ☀️🚹

  • Tha = che significa Luna, simbolo dell'energia femminile che sfocia nel canale energetico sinistro del corpo (Ida) 🌙🚺

Un altro significato della parola Hatha è forza, determinazione. Si riferisce alla forte disciplina fisica e mentale che è necessaria per la pratica (Tapas).

 

Quindi potremmo dire che la pratica dell’Hatha Yoga ha come obiettivo quello di mantenere in equilibrio e in armonia le due polarità (Sole e Luna) e che per farlo richiede uno sforzo (forza) fisico e mentale.

Quando queste due correnti opposte ma complementari sono in equilibrio, l’energia Kundalini (di cui parleremo) è libera di fluire attraverso il canale centrale Sushumna, attraversando tutti i Chakra fino al Chakra della corona, rendendo possibile l’esperienza di beatitudine e di Unione.

L’equilibrio degli opposti complementari è la chiave per rilasciare l’energia della consapevolezza ed ottenere la libertà spirituale.

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Ma non è finita qui.

Esiste infatti un livello superiore, una tappa evolutiva più elevata dello Yoga, la stessa che troviamo nei Sūtra di Patañjali, che dovrebbe condurre al fine ultimo dello Yoga: Samadhi, la “beatitudine”, lo stato in cui si raggiunge l’annullamento dell’Ego, in cui le dualità diventano una cosa sola, le afflizioni mentali vengono fatte tacere e la mente si calma completamente.

Lo scopo più elevato dell’Hatha yoga e dello yoga in generale, è quello di eliminare gli "ostacoli fisici” per preparare corpo e mente al cammino verso la beatitudine. La pratica delle asana, quindi, ha lo scopo di sciogliere le tensioni nel corpo e purificare i canali energetici, permettendo al Prana, l’energia vitale, di fluire liberamente.

Le pratiche del controllo del respiro o di assorbimento dell’energia vitale (pranayama), inoltre, permettono di calmare la mente.

Le lezioni di Hatha Yoga hanno un ritmo lento e dolce, lo sforzo fisico è ridotto ma costante e per questo sono adatte a tutti.

Ciò agisce positivamente sul sistema nervoso, riducendo stress, ansia e, quindi, rigidità muscolari, tensioni e insonnia, grazie all’aumento della propriocezione e ad un maggiore ascolto del respiro e di se stessi.

L’Hatha Yoga riossigena il corpo, migliorandone la funzionalità, ne aumenta la flessibilità e la vitalità, migliora la concentrazione e la qualità del respiro, insegnando a gestire le emozioni e regalando un sano controllo di sé.

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Da un punto di vista più "pratico", l'Hatha Yoga si compone di:

Āsana

Gli Asana sono posture del corpo con le quali il praticante amplifica e migliora caratteristiche e attitudini mentali. Ogni postura fa confluire maggiore prana (linfa vitale) verso specifiche parti del corpo, irradiando le relative nadi ed i chakra interessati. Le posture, quindi, non sono soltanto complessi esercizi ginnici, come qualcuno le definisce, ma si rivelano preziosi strumenti per incanalare l'energia nelle diverse parti del corpo.

Prānāyāma

Il Pranayama è un insieme di tecniche di respirazione che consente l'accumulo e l'utilizzo del prana. Attraverso il controllo del respiro il praticante è in grado di purificare il corpo e la mente. Approfondisci qui.

Rilassamento

Le tecniche di rilassamento costituiscono una parte importante dell'Hatha Yoga. Il rilassamento secondo questo tipo di Yoga consiste in una pausa rigeneratrice tra un'attività e l'altra ed è una cosa ben diversa dalla pigrizia e/o dall'ozio, basati invece sul rifiuto del lavoro. Gli esercizi di rilassamento agiscono sia a livello fisico che mentale e seguono generalmente il lavoro effettuato con le posture e gli esercizi di respirazione e costituiscono una premessa alle tecniche di meditazione.

Meditazione

La meditazione è il settimo degli otto passi descritti dal saggio Patañjali per raggiungere l'unione con il Tutto. La meditazione è il passo immediatamente precedente lo stadio di Samadhi, quando il Sé individuale si unisce al Sé universale.

HATHAPRADHIPIKA: LA LUCE DELL'HATHA YOGA

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Patañjali nel suo testo Yoga Sūtra non spiega come svolgere attivamente la pratica dello Yoga, per cui Svâtmârâma Swami, vissuto circa nel XV secolo, decise di comporre un manuale pratico: l’Hathapradipika, in cui raccolse tutte le pratiche yogiche trattate fino a quel momento oralmente o in testi sconosciuti. In tal senso l’Hatha Yoga è la parte descrittiva delle pratiche del Raja Yoga.

Insieme a Hathapradipika, sono due i testi rilevanti dell’Hatha Yoga: Gheranda Samhita e Shiva Samhita.

Hathapradipika di Svâtmârâma Swami è tra le opere più importanti che disciplinano l’Hatha yoga. Per intenderci, è quella che innumerevoli generazioni di yogi hanno considerato e considerano come indispensabile fonte di riferimento, utile per capire che l’Hatha Yoga non è soltanto una pratica fisica, come spesso viene presentata, ma una scienza integrata che porta verso lo sviluppo spirituale.

Il testo contiene vari Sloka (versi) che trattano argomenti diversi, divisi in 5 o più capitoli:

  • Libro I: Asana, regole di comportamento e osservanze (Yama e Niyama), luogo della pratica, alimentazione

  • Libro II: Pranayama, il controllo e la ritenzione del respiro; Shatkarmas, le pratiche di purificazione interna (Krya)

  • Libro III: Mudra, Bandha, Nadi e il risveglio della Kundalini

  • Libro IV: Pratyahara, la ritrazione dei sensi; Dharana, la concentrazione; Dhyana, la meditazione; Samadhi, l’estasi

  • Libro V: Terapia e danni causati da una cattiva pratica dello Yoga

 

L'opera fu pubblicata per la prima volta in India, nel 1893, in sanscrito, con il commento di Brahmananda, dalla traduzione inglese di Shrinivas Yangari. E' probabile che questo testo si basi sulla ricostruzione e l'ampliamento di un testo più antico che risale al II o I A.C. e che viene attribuito a Gorakha-Nath, (personaggio mitico fondatore della tradizione Tantra-vidya) e di cui restano solo alcuni frammenti.

 

Svatmarama vive nell'India del XVI° secolo, nel periodo di massimo sincretismo filosofico e religioso (fusione di dottrine di origine diverse) conosciuto col nome di Vedanta. Il suo nome significa “Colui che prende diletto (rama) nel proprio (sva) sé (atman)”, a conferma della sua dedizione alla via dello yoga.

L'opera scritta assolve alla funzione di mantenimento della tradizione originale, soprattutto nel momento in cui è trascurata e sta per essere dimenticata. Il merito di Svatmarama è di avere sistematizzato una disciplina certamente preesistente e di averla resa accessibile sia allo studioso sia a chi intende praticarla.

Hathapradipika adotta come base della liberazione (Moksa) il corpo fisico e il corpo energetico, strettamente interconnessi in un'unica struttura esistenziale. I due corpi sono interdipendenti, questo comporta che quanto accade all'uno trova immediato riflesso nell'altro. Agendo sul corpo fisico, si producono effetti sul corpo energetico e le modificazioni del corpo energetico modificano il corpo fisico.

Svatmarama offre nella sua opera la descrizione di un insieme di pratiche fisiche la cui finalità è la liberazione. La liberazione dal dolore è quello che l'uomo desidera maggiormente. L'autore, pur incentrando la pratica sul corpo fisico, ritiene che Hatha yoga e Raja yoga siano complementari e interdipendenti come lo sono il corpo e la mente (H.P.II,76).

Lo yoga descritto da Svatmarama, è formato solo quattro componenti: Asana, Pranayama, Mudra, Samadhi.

 

La parola sanscrita Hatha rimanda all'unione (yoga) di due correnti alternanti in un unico flusso di energia.

Pradipika è la chiara lanterna che si accende quando Sole (Ha) e Luna (Tha) e i due canali Ida e Pingala (al cui interno l'energia scorre alternativamente) si uniscono attivando e spingendo l'energia Kundalini nel canale centrale Sushumna. 

Sembra un concetto semplice, no? 🙈

Svatmarama non è interessato alle sottigliezze della mente, quanto piuttosto al cammino delle forze che sottintendono gli stati di coscienza

Il praticante, che si incammina sulla via dello yoga, compie con il corpo fisico sequenze che sembrano non possedere immediatamente una controparte mentale e spirituale. Ma, se la pratica è costante e prolungata nel tempo, emergerà la consapevolezza di quella dimensione mentale e spirituale che è propria dello yoga.

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L'esperienza è il requisito base dello yoga in quanto porta ad una profonda consapevolezza di se stessi e del proprio "funzionamento". Il corpo è il primo mezzo necessario per poter sperimentare la nostra esistenza. 

"Shariram adyam khalu dharma”.

In sanscrito: Sharira = corpo,  adyam = primo,  khalu = tutto e dharma = entità che sostiene la vita.

Mi spiego:

L'esperienza del corpo può essere fatta o direttamente o attraverso alcune delle sue funzioni. Facciamo un esempio.

Immaginati alla guida della tua auto. Capita durante la guida di essere persi nei propri pensieri oppure di essere concentrati nella guida o sul funzionamento del motore.

Riguardo quest'ultimo, perché tutto funzioni occorre di tanto in tanto fare una bella pulizia. Un concetto molto importante nello Hathapradhipika è legato alla purificazione del corpo: Ghata Shuddhi = la pulizia del complesso psico-fisico

Le pratiche inerenti il “lavaggio del motore” (Ghata shuddhi) sono:

  • Deha Shuddhi per la pulizia della struttura

  • Nadi Shuddhi per la pulizia dei canali energetici

  • Prana shuddhi per la correzione del funzionamento dell’energia vitale

Pulire e tenere in ordine il veicolo è interesse sia del proprietario della macchina che di chi la guida. Per un sano e buono funzionamento del corpo, invece, secondo lo yoga entrano in campo: il respiro, o meglio le tecniche di respirazione (pranayama), gli asana, i mudra e i bandha. 

 

La base dello Hatha Yoga è Shuddhi, ovvero la purificazione del corpo in superfice ed in profondità.

IL CORPO FISICO NELLO YOGA

Il termine yogico che definisce il corpo è Ghata (Deha o Sharira) che significa contenitore. Il corpo, quindi, va visto come un contenitore che man mano che viene utilizzato si sporca e diviene impuro, e le impurità si sa, vanno rimosse. Hi presente quando dici: Devo disintossicarmi?

 

L'Hatha Yoga si propone come supporto per spiegarci come e con quali tecniche è possibile sperimentare il nostro corpo e comprenderne le impurità al fine di rimuoverle, o almeno provarci.

 

Sai perché quando ci si approccia allo Yoga si inizia dal corpo?

Ai miei studenti dico sempre: "è più semplice dirti di contrarre l'addome. Cosa succede, invece, se ti chiedo di ascoltare la tua anima o la tua energia?"

Da un punto di vista anatomico, il corpo umano è formato da diversi tessuti che formano apparati e sistemi, ma l'unica struttura che noi possiamo veramente sperimentare ed utilizzare volontariamente sono i nostri muscoli. Per cui possiamo dire che il concetto di corpo è legato al concetto di muscoli e alla nostra capacità di controllarli. Parlare è una attività muscolare così come camminare, respirare, gesticolare. Anche urinare è un'azione muscolare. A parte le funzioni sensoriali e le attività ghiandolari, tutto nel corpo è legato al funzionamento dei muscoli. Durante qualunque tipo di attività che svolgiamo la muscolatura viene sempre interessata: per sollevare un braccio avviene una contrazione muscolare, per fare un passo avviene una contrazione muscolare.

 

Possiamo quindi dire che "corpo" significa anche muscoli, visto che ciò che noi possiamo sperimentare del nostro corpo è l'attività muscolare.

Quando abbiamo dei dolori, la maggior parte delle volte significa che i nostri muscoli sono in uno stato alterato. Magari non sempre ad una contrazione segue una distensione. Spesso le tensioni rimangono, magari a livello profondo, ed è così che il corpo diventa "sporco".

Come facciamo a purificare il corpo? Rilasciando le tensioni, quindi intervenendo sulla muscolatura.

 

Quest'azione di rilassamento delle tensioni muscolari è una sorta di capovolgimento della situazione (Viparita Karani): facciamo cioè l'opposto di quanto è avvenuto prima. Se prima non avevi contratto i muscoli accumulando tensioni, stavolta proverai a rilassarli sempre più in profondità per innescare un processo inverso.

 

Il contrario di contrarre è rilasciare. Il contrario di tendere è distendere, allungare, fare dello "stretching passivo".

Saliamo di nuovo sulla nostra automobile.

Con l’uso il corpo diviene impuro (tensioni muscolari), le impurità si accumulano e fanno sì che l’esperienza che noi facciamo del nostro corpo diventi sempre più negativa, come la macchina: quando è pulita ci dà una bella sensazione, quando è sporca ci da una sensazione spiacevole.

Quando sperimentiamo le impurità (tensioni, crampi, dolori, tremori, spasmi, coliche) del corpo, anziché accettarle passivamente, dovremmo cercare di liberarcene, magari senza ausili esterni (farmaci).

 

Lo Yoga potrebbe essere definito come un mezzo naturale per la rimozione delle impurità/tensioni (Deha Suddhi) attraverso l’allungamento muscolare (stretching), qualunque sia il tipo di pratica scelto i muscoli non andranno mai contratti, ma solo distesi. Idem con la mente.

Una delle definizioni di Asana  è "essere".

Come sperimentiamo noi il nostro essere? Siamo in grado di darci una risposta?

 

Spesso sperimentiamo solo le tensioni del nostro essere e tendiamo ad identifichiamo con esse. Ma quando il muscolo (e la nostra mente) inizia a distendersi, ad allungarsi, le impurità che lo tenevano contratto cominciano a scomparire, si può così finalmente iniziare a sperimentare la propria esistenza in uno stato più puro.

 

Che scopo avrebbe la pratica di asana se non quello di riportarci verso uno stato di equilibrio e di stabilità?

L'equilibrio indica stabilità e benessere, significa unione del corpo con la mente. E questa unione è lo yoga.

La mente è sempre attratta verso l’esterno, stimolata dall’attività sensoriale, attivata dai pensieri, dalle memorie, ancorata al passato e /o proiettata verso il futuro. Lo Yoga vuole riportare unione tra il corpo e la mente, passando dall’attività corticale (pratiche dinamiche) ad una attività sottocorticale (cervelletto e midollo allungato).

Solo quando l’unione tra mente e corpo si è consolidata, le funzioni fisiche iniziano ad avvenire con ritmo spontaneo, in modo del tutto naturale.

Come quando la macchina è nel tunnel di lavaggio, si lascia trasportare, non c'è più azione volontaria.

CURIOSITÀ e mito

Il mito narra che la pratica dello Yoga sia nata dal Dio Shiva. La storia racconta che vicino alla riva di un fiume, il Dio Shiva insegnava alla moglie Parvati i segreti delle pratiche dell'Hatha Yoga. La moglie, poco interessata all’argomento, si addormenta irritando Shiva.

 

La sua ira cessa non appena si accorge che qualcun altro aveva seguito con attenzione i suoi insegnamenti: era un pesciolino che nascosto tra le rocce del fiume ascoltava con grande interesse. Il Dio Shiva decide allora di trasformarlo in un essere umano, dandogli il nome Matsyendra, il Signore dei Pesci. Con questa trasformazione il pesce divenne yogin, Matsyendra diventò il Guru, “il maestro” dell'Hatha Yoga, colui che apprese la disciplina del Hatha yoga direttamente dalle labbra di Shiva. 

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