meditazione

meditation

cosa significa per me meditare

Meditare non è una cosa che si fa, un atto certo.

 

La meditazione è uno status, uno stato in cui rimaniamo in profondo contatto con la nostra pura essenza, con ciò che siamo davvero.

Non esistono job title nè auto definizioni (sono felice, sono triste). Semplicemente “Sono.” 

 

Jaggi Vasudev, meglio conosciuto come Sadh Guru, mistico e simpatico yogi indiano per me grande fonte di ispirazione, ha detto:

"Se chiudi gli occhi e ti siedi, in inglese lo chiamiamo meditazione. Puoi sederti con gli occhi chiusi e fare molte cose. Esistono molte dimensioni. Puoi fare japa, tapa, dharana, dhyana, samadhi, shoonya. Oppure potresti aver appena imparato l'arte di dormire in posture verticali!”

 

“Se il corpo si calma, la mente si calmerà a sua volta.”

Quante volte l’abbiamo sentito dire? E soprattutto, quanto è vero?

Se forziamo questo processo però non faremo altro che alimentare lo scorrere incessante dei nostri pensieri.

 

E quindi come si fa a raggiungere questa tanto ambita pace, quiete? 

Sicuramente grazie alle tecniche di respirazione (pranayama) e le posture (asana) che la tradizione yogica ha tramandato ma anche durante le attività che amiamo di più. Da quelle più creative (come dipingere) o in movimento (come praticare, camminare o fare sport).

Non hai necessariamente bisogno di essere seduto nel Loto con il tuo Chin o Jnana Mudra per elevare te stesso.

Io ho scoperto di essere completamente in pace e connessa con me stessa quando lavo i piatti (lo amo 😂), quando mi faccio i capelli o li faccio agli altri (dalla piega alle trecce), quando disegno, quando cucino, quando preparo le mie colazioni, quando sono in riva al mare a piedi scalzi e cullata dal movimento e dal suono delle onde. Aaaaah! Ma anche quando pratico e quando insegno. 

 

In tutte queste occasioni, la mia mente non ha alcuna voglia di essere altrove.

Rimane vigile ma serena. È un pò uno “stai senza penZier”, che sia nel loto mentre allunghi la colonna o in una bella spiaggia in riva al mare.

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meditazione:
UNA DEFINIZIONE DA MANUALE

La meditazione, in sanscrito Dhyana (il settimo degli otto limbi del sentiero di Patañjali) è una pratica contemplativa, presente in diverse tradizioni religiose e spirituali come mezzo per calmare, focalizzare e trasformare la mente. La meditazione coltiva la consapevolezza di sé e fornisce le condizioni ottimali per praticarla e amplificarla. 

In generale, oltre a calmare la mente e il corpo, l'obiettivo della meditazione è intensificare la crescita personale e spirituale.

 

Un comune malinteso della meditazione è che il suo unico scopo sia quello di svuotare la mente dai pensieri. Mentre alcune tradizioni come lo Zen e lo Yoga insegnano lo stato di non-mente come obiettivo finale, è ampiamente riconosciuto che la pratica della meditazione stessa coinvolge i pensieri come pietra angolare. Ogni volta che la mente si distrae, il praticante è incoraggiato a tornare a un oggetto di concentrazione, come il respiro, un suono, un'immagine o un concetto filosofico o spirituale.

In sostanza, la meditazione è allenamento all'attenzione e alla consapevolezza. È ampiamente usato come pratica spirituale nel buddismo, nell'induismo, nel sikhismo, nel giainismo e nello yoga e si trova persino in contesti secolari come le moderne interpretazioni della consapevolezza. Alcuni considerano la preghiera ebraica, cristiana e musulmana una forma di meditazione poiché la mente è focalizzata su un insieme di parole o concetti.

 

A causa dell'ampia varietà di contesti in cui viene praticata la meditazione, esiste un numero enorme di diverse pratiche di meditazione. In generale, la meditazione implica stabilire un punto focale per liberarsi dalle distrazioni, trovando l'immobilità in una postura stabile e stabile. Tuttavia, ci sono alcune forme di pratica che coinvolgono il movimento, come la meditazione camminata.

 

I punti focali popolari per la meditazione includono:

  • Suono: ripetere un mantra, una frase o un altro suono

  • Visualizzazione: Immaginare un oggetto con gli occhi chiusi, come un fiore di loto o i punti energetici del corpo (chakra)

  • Guardare: guardare un oggetto reale con gli occhi aperti. Candele, fiori o immagini sono oggetti comuni usati per guardare

  • Respirazione: osservare il respiro e come ci si sente – le sensazioni – mentre viaggia dentro e fuori dal corpo

  • Concetto filosofico o spirituale: come gentilezza amorevole, accettazione o trascendenza di sé

 

La meditazione consente ai praticanti di osservare i modelli della mente e di notare i pensieri che li interrompono, portando infine a spazi più lunghi tra loro nel tempo. La pratica regolare consente una concentrazione profonda in modo naturale e più frequente.

 

Allenare la mente in questo modo migliora notevolmente la forza mentale e la concentrazione. Inoltre, moltissime sono le ricerche che hanno confermato i cambiamenti fisiologici e psicologici avvengono nel corpo durante la meditazione. Ad esempio, gli studi di Herbert Benson hanno dimostrato che la meditazione contrasta la risposta allo stress, migliorando a sua volta qualsiasi condizione di salute correlata allo stress cronico.

Ci vogliono anni di pratica, dedizione e disciplina per raggiungere lo stato veramente meditativo noto come dhyana, in cui non è più possibile percepire l'atto di meditazione o separare un senso di sé da esso.

 

Generalmente, ciò che viene insegnato come "meditazione" negli studi di yoga è in realtà la pratica del dharana; tecniche per focalizzare e concentrare la mente in preparazione al dhyana. Concentrarsi sul respiro, sensazioni corporee, mantra, chakra o drishti sono tutte forme di dharana, in cui la mente è allenata a fissarsi su un particolare soggetto o oggetto.

Durante questi periodi di stress e incertezza i tuoi dosha potrebbero essere sbilanciati.

 

Per aiutarti ad attirare l'attenzione sui tuoi dosha e per identificare qual è il tuo dosha predominante, abbiamo creato il seguente quiz.

 

Cerca di non stressarti su ogni domanda, ma rispondi semplicemente in base al tuo intuito. Dopotutto, ti conosci meglio di chiunque altro.

MEDITAZIONE vs MINDFULNESS

Fai ancora un po' di confusione? Tranquillo è più semplice di quanto pensi. 

La Mindfulness non è altro che “meditazione di consapevolezza”.

La Mindfulness, pratica sempre più diffusa nel mondo occidentale, non è altro che “meditazione di consapevolezza” che, da fenomeno di nicchia è diventata un fenomeno di massa. in molti centri vengono proposti programmi per la riduzione dello stress. Tra questi, il Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR) e sempre più persone decidono di frequentarli.

 

La sua forma originaria, Vipassana, è il cardine del Buddhismo ma, grazie ai recenti programmi di riduzione dello stress, ha trovato una felice applicazione in ambito laico e clinico.

All’interno della pratica di Vipassana esistono diverse scuole di insegnamento che, pur presentando alcune differenze tecniche, hanno sempre a che fare con lo sviluppo della consapevolezza (Mindfulness) riguardo ai processi di corpo e mente. Le principali tradizioni di Vipassana giunte in Occidente (in Asia sono molte di più) sono frutto della revisione di insegnanti moderni: Mahasi Sayadaw (1904-1982) e U Ba Khin (1899-1971), entrambi birmani. Il metodo di Mahasi Sayadaw è basato sull’alternanza di meditazione seduta e camminata, sull’osservazione del respiro come oggetto primario di consapevolezza a partire dalla sensazione del salire e scendere dell’addome, e sull’uso di una etichetta mentale per i processi che vengono osservati. Nel metodo Mahasi l’osservazione del respiro e delle sensazioni fisiche è utilizzata come fase preliminare all’osservazione della mente stessa come oggetto di contemplazione.Il metodo di U Ba Khin si basa esclusivamente sulla meditazione seduta. Si caratterizza per l’osservazione del respiro all’altezza delle narici e un’estrema cura e precisione nell’osservazione delle sensazioni fisiche.

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DUE FORME DI MEDITAZIONE 

Prima di procedere, devo dirti che esistono due forme di meditazione: 

  • Meditazione concentrativa (o meditazione di Samatha)

  • Meditazione di consapevolezza (o meditazione di visione profonda)

 

Partiamo da lontano. Torniamo a circa 5000 anni fa, quando gli esseri umani iniziarono a “meditare”. 

 

La Meditazione concentrativa è una pratica che l’uomo conosce da almeno 5000 anni ed è presente in tutte le tradizioni spirituali, compreso il Cristianesimo. Il suo scopo è fermare la mente su un oggetto di contemplazione: la ripetizione di una parola, una visualizzazione, il respiro.

Ciò che ci siamo detti qualche paragrafo fa.

 

Praticando la meditazione concentrativa in modo intensivo e continuo, è possibile raggiungere elevati livelli di concentrazione, fino a entrare in stati di profondo assorbimento.

 

Torniamo adesso ai nostri giorni.

La Meditazione di consapevolezza è più recente, ed è un’evoluzione di quella concentrativa. La sua origine è fatta risalire agli insegnamenti della guida spirituale Siddhartha Gautama, il Buddha storico, che visse intorno al V secolo a.C. nell’attuale Nepal e India settentrionale. In questa pratica, la concentrazione si sviluppa nell’osservare i processi di mente e corpo nel loro continuo mutare. Fatta in modo intensivo e continuo, questa forma di meditazione porta a stati di assorbimento caratterizzati da una maggiore comprensione della natura di mente e corpo: visione profonda.

 

Eccoci arrivati ai moderni programmi di Mindfulness.


Mindfulness è la traduzione inglese del termine Sati, un termine in una lingua antica, il Pali. In Italiano viene tradotto con consapevolezza o presenza mentale. In realtà né mindfulness né consapevolezza o presenza mentale traducono appieno il significato originario di Sati, che indicava una presenza di mente e di cuore. Oggi possiamo parlare di consapevolezza come di quella qualità di attenzione che permette di rivolgersi all’esperienza, interna ed esterna, con una mente che mantiene le caratteristiche di chiarezza, pace e morbidezza. La consapevolezza può essere coltivata sia nel corso degli esercizi di meditazione (o “meditazione formale”), sia nelle azioni quotidiane (“meditazione informale”). Le attività di cui ti parlavo all'inizio 🙃

 

La Mindfulness è una parte importante dello Yoga e della Meditazione. Una maggiore consapevolezza può essere coltivata attraverso lo yoga e soprattutto attraverso le pratiche di meditazione. Questo è stato collegato sia storicamente che nei moderni studi scientifici al miglioramento del benessere e della salute mentale. La Mindfulness può essere considerata un processo di risveglio al momento presente. L'attenzione del praticante si sposta dai ricordi del passato e dai piani per il futuro a ciò che sta accadendo proprio ora. 

 

Tuttavia, la pratica della Mindfulness non riguarda solo l'essere consapevoli del momento presente, ma anche la qualità di quella consapevolezza. Quando sviluppa la consapevolezza, il praticante cerca di portare intenzionalmente la propria attenzione al momento presente e coltivare un atteggiamento di accettazione e non giudizio nei suoi confronti.

La maggior parte delle volte, senza pratica, la Mindfulness è uno stato fugace di consapevolezza iniziale. Di solito, una volta che la mente è consapevole di qualcosa, inizia a pensarci, tessendo una narrazione attorno ad essa, etichettandola e giudicandola.

Quando si pratica la consapevolezza, il praticante inizia ad estendere quel momento fugace in uno stato prolungato di consapevolezza.

Poiché la Mindfulness è un processo oggettivo e non giudicante, è strettamente legato ad altri concetti yogici di accettazione e resa. Una persona può ancora sperimentare pensieri, sentimenti e stati d'animo difficili ma, attraverso la consapevolezza, queste esperienze possono diventare meno minacciose. Diventano semplicemente qualcos'altro di cui essere consapevoli e accettare senza resistenza o attaccamento.